“Un’istruzione è vera ed educativa solo se proviene dall’attività stessa dei fanciulli”. Sono queste le parole del grande pedagogista svizzero Johann Heinrich Pestalozzi che vede nell’attività stessa dei ragazzi la chiave per rendere efficace il loro apprendimento. Le osservazioni scientifiche condotte tramite esperimenti realizzati dagli alunni stessi, consentono di entrare “nel vivo dell’azione”; nascono così ipotesi, perplessità ed incertezze tipiche del ragionamento scientifico che vuol comprendere e spiegare con argomentazioni razionali e convincenti il fenomeno indagato.

La classe 3° A, guidata dal professore Villari, ha condotto dei semplici esperimenti in laboratorio alla scoperta delle proprietà dell’aria e dell’acqua. L’entusiasmo e la motivazione, che ne derivano dalla semplice esecuzione, sono la chiave per rendere affascinante lo studio dei fenomeni scientifici.

Un bicchiere pieno d’acqua ed una cartolina alla sua sommità. Capovolgiamo il bicchiere e la cartolina rimane attaccata al bicchiere! La pressione dell’aria “sostiene” il suo peso.

Un pezzo di carta con delle alette chiuse si apre, come per “magia”, a causa della risalita dell’acqua lungo i canali microscopici della carta per il fenomeno cosiddetto della capillarità.

Una graffetta poggiata “delicatamente” sull’acqua galleggia: la tensione superficiale la sostiene ma un dito impregnato di sapone rompe la membrana dell’acqua e la graffetta affonda.

Un bicchiere colmo d’acqua ed un tappo rendono più evidente la superficie concava dell’acqua. Una bottiglia tagliata a metà consente la risalita del tappo sopra il livello d’acqua del piatto.

La manipolazione di oggetti “poveri e semplici” ha permesso la scoperta di fenomeni che solo un’attività di ricerca sperimentale può consentirne la piena comprensione e consapevolezza.